What’s App, la super velocità dei messaggi vocali

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What’s App, la super velocità dei messaggi vocali: riflessioni sul tempo

Ciao a tutti e bentornati sul mio blog. Spesso m’interrogo sulle novità che il web ci offre e, oggi, vorrei dare attenzione a una novità che da qualche settimana stiamo usando su What’s App: la super velocità dei messaggi vocali.

WhatsApp permette finalmente di velocizzare i messaggi vocali 

Quante volte hai ricevuto un messaggio vocale lunghissimo e hai pensato “Oh povera me”? Tante, tante volte, lo so. Diciamocelo, impegava troppo tempo per noi ascoltare quel vocale “di dieci minuti” per sentire la tua amica dire che è felicissima o, peggio, tristissima. Lo hanno cantato i The Giornlisti e lo hanno reso un tormentone estivo indimenticabile, ma nel frattempo What’s App ha lanciato il cambiamento.

Da fine maggio, i messaggi ricevuti sullo strumento di messaggistica più usato del secolo, possono essere riprodotti in x1,5/ x2. What’s app ha reso la riproduzione più veloce, così quei vocali lunghissimi – magari dei vostri amici un pochino logorroici – hanno visto la fine. La nuova funzionalità è apparsa nella nostra vita e ha reso tutto più semplice, ma io mi sono posta un interrogativo che va oltre la comodità di una supervelocità.

Il paradosso della pressione del tempo

Quando frequentavo il corso di Comunicazione pubblica, sociale e politica presso la Federico II (leggi di più su di me se ti va, clicca qui), inciampai in un testo che mi ha condizionato un pò l’esistenza. Dovevo scrivere una tesi sullo smartworking e alla base di tale teoria c’era la gestione del tempo e di quanto poteva esserne recuperato. Tra i vari testi usai lo scritto di Judy Wajcman, che nel suo saggio Pressed for Time. The Acceleration of Life in Digital Capitalism, uscito nel 2015, intervenne nel dibattito accademico sui cambiamenti della vita sociale, correlati all’avvento delle nuove tecnologie.

L’accelerazione della vita: abbiamo troppo poco tempo

Judy, nel suo saggio, si sofferma particolarmente sulla percezione del tempo nel mondo contemporaneo. Sottolinea che esistono diversi modi di pensare al tempo, a seconda del tipo di cultura, del gruppo sociale e del genere. Parla di un ‘tempo senza tempo’, laddove la velocità è considerata come un elemento cruciale per i processi decisionali. Elabora il suo concetto di “Time pressure Paradox”, ossia il paradosso secondo cui si crei un’incongruenza tra la quantità di tempo liberato, attraverso l’uso delle nuove tecnologie, e il tormento dell’essere umano di non averne mai abbastanza a disposizione.

Il tempo e la tecnologia

Secondo l’autrice si afferma spesso, erroneamente, che le tecnologie abbiano comportato un’accelerazione dei ritmi di vita, generando un tormento ossessivo dettato dall’idea che il tempo sia sempre troppo poco. Contro questa percezione generica del tempo la Wajcman ribadisce il ruolo “liberatorio” delle nuove tecnologie; inoltre, al fine di capire come l’autrice considera quest’ultime, è interessante il suo puntare l’attenzione sul biberon, una tecnologia che ha permesso di facilitare la cura della madre nei confronti del figlio. E qui subentrano soprattutto le scelte politiche, culturali, economiche di un paese che possono condizionare le nostre decisioni e la nostra vita. Questo, ma anche altri e più tecnologici dispositivi si prestano a utilizzi che negoziano il tempo in modo differente e che hanno contribuito, ad esempio, al percorso di emancipazione della donna dall’esclusività del ruolo domestico.

Tempo, tecnologia e…ansia?

La cosa peggiore del meccanismo di accelerazione che pervade, sempre di più, le nostre vite è quello che genera nel nostro benessere psicologico. Viviamo costantemente nel terrore di non riuscire a fare tutto in quella giornata che ha sempre troppe poche ore. Quante volte ti sei ritrovato a dire “avrei bisogno di una giornata di 48 ore”? Io, ormai, non le conto più e, forse, nemmeno 48ore mi basterebbero. Nonostante la pandemia ci abbia concesso più tempo di quanto ne avevamo in precedenza, il tempo non è mai abbastanza e anche ascoltare un vocale di 10 minuti risulta una grande perdita di tempo. Il risultato? Un mare di ansia, e noi giovani generazioni del ventunesimo secolo viviamo con un peso costante sul petto e nello stomaco.

Gli effetti della super velocità sui giovani: What’s app è solo un ingrediente

Oggi esultiamo della super velocità dei messaggi vocali di What’s App, ma nel breve tempo ci renderemo conto di esserne sommersi e di dover registrare un vocale con la stessa super velocità con la quale li ascolti. What’s app è solo un ingrediente di qeusta ricetta. Non esisteranno pause, nè respiri di fiato. Siamo sommersi dalla necessità di fare tutto e subito. Il mio relatore di Tesi alla consegna della tesi di laurea magistrale mi guardò e mi disse: “Marina, vai piano. Hai tempo”. Avevo 24 anni, era il luglio del 2017, e pensavo soltanto che dovevo laurearmi e correre, correre, correre. Non so precisamente come sia scoppiata in me l’ansia perenne di dover vivere calendarizzando ogni cosa e programmando l’improgrammabile, eppure è successo e oggi, cerco di non sentire su di me la pressione del tempo. Un pò devo ringraziare il mio relatore, un pò me stessa e, anche la pandemia. Ho capito che il tempo non basterà mai, neppure con la super velocità x2,5. Ai miei coetanei, agli adolescenti e alle generazioni future vorrei lasciare un messaggio. Non programmate la vita, non andate di corsa, respirate e vivete questo giorno: il tempo non sarà mai abbastanza e la vita sarà sempre imprevedibile. Cercate la libertà.

PS: vi lascio il collegamento al testo di Judy se volesse approfondire

2 commenti su “What’s App, la super velocità dei messaggi vocali”

  1. Cara Marina, molto interessante la tua riflessione. L’ ansia del tempo che scorre e che non basta mai è sempre esistita.
    Già Seneca ci invitava nelle sue Lettere a Lucilio a diventare più accorti nella gestione del tempo.Definiva “occupati” gli uomini costantemente in corsa e li invitava a saper gestire il tempo della vita non rimandando al futuro tante piccole gioie che pure la vita ci regala.
    Sicuramente oggi, come tu scrivi, stiamo esagerando nel voler riempire le nostre giornate come se durasse 48 ore.
    Che dire, forse dovremmo ritrovare il dialogo con noi stessi e perché no anche con i classici che hanno sempre e comunque qualcosa
    da suggerirci.
    Ti abbraccio.
    Margherita Di Meo

    1. Cara Professoressa, che bello leggere questo commento sul mio blog. Sicuramente vivere la vita imparando a prendersi del tempo per se stessi è una pratica che tutti dovrebbero applicare per rendere la propria vita meno stressante. Purtroppo, oggi, è diventato difficile distinguere il tempo per sè stessi da quello legato al lavoro e dall’uso che ne facciamo delle nuove tecnologie. Bisognerebbe conoscerle a fondo per capirne rischi e benefici. Chissà, magari così facendo si potrebbe trovare il tempo per leggere un libro all’ombra di un albero e imparare a godersi un pò più la bellezza della vita. Un abbraccio forte

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